Bobby Dee si era scopato la figlia di Trevor McCain, l’allevatore più ricco di Water Ridge, e in circostanze normali non ci sarebbe stato niente di male. Se non che Debbie McCain non era consenziente e, fatto ancora più rilevante, che Debbie McCain aveva solo undici anni. Anche se non avesse avuto un distintivo sul petto a ricordarle che era suo dovere amministrare un poco di vecchia, sana giustizia in quel pisciatoio dimenticato da Dio, Dolores lo avrebbe fatto comunque. Con piacere.

Quando scese da cavallo davanti al saloon, i suoi speroni tintinnarono come la campana a morto più piccola del mondo. Attraversò la strada sollevando nuvole di polvere nella luce rosata del primo mattino. Tempo l’ora di pranzo e sarebbero stati così sporchi da nascondere del tutto il loro colore originale. Non se ne curò più di tanto. Era abituata a sporcarsi. Essere lo sceriffo di una cittadina di bifolchi, alcolizzati e violenti, ed essere per giunta donna, significava tornare a casa, ogni sera, sporca da capo a piedi. E, soprattutto, sporca dentro, perché certe brutture, dai e dai, finiscono per rimanerti appiccicate addosso.

Il padre di Debbie, per qualche misteriosa circostanza, si era rivolto a lei piuttosto che farsi giustizia da solo, come sarebbe invece stato prevedibile. Forse aveva pensato che una faccenda come quella, una donna l’avrebbe gestita meglio. O forse era l’unica persona rimasta in quel mondo andato in malora a credere ancora che la vendetta non porta da nessuna parte. Dolores non lo sapeva. Ma era contenta che quella patata bollente fosse toccata a lei. Aveva una gran voglia di mettere le mani addosso a Bobby Dee. Di fargli del male. Magari non era il più puro dei sentimenti, ma non si diventava sceriffi in tempi come quelli con la purezza del cuore. Grazie a Dio.

A pochi metri dall’edificio, Dolores si tolse da tracolla il fucile senza smettere di camminare. Lo aprì per controllare che fosse carico e lo richiuse con uno scatto secco. Il vecchio Mallory, che si ostinava da ormai sette anni a stampare un foglio sgrammaticato che aveva il coraggio di chiamare giornale, la salutò con un sorriso sornione dall’altra parte della strada. «Buongiorno, Dolly! Sei mattiniera».
«Fila via, Sheb. Non è giornata».
Sheb ci pensò su per mezzo secondo, poi filò via senza farselo ripetere. Lo sguardo di Dolores nascondeva di sicuro una buona storia da raccontare sul bollettino di Water Ridge, ma la sua voce, quella storia, la raccontava già. Era la storia di qualcuno che, quella mattina, ci avrebbe rimesso lo scalpo. O peggio. Era di gran lunga preferibile non mettersi a cazzeggiare con una con una voce così.

La porta del saloon si aprì su una stanza piuttosto piccola, con un solo tavolo da gioco e un bancone lungo poco più di una bara. Così presto, non c’era ancora nessuno: giusto un avventore, che russava seduto in un angolo, per terra, circondato da carte e fiches. Dolores si rivolse al locandiere, un uomo magro e pallido come la Morte in persona.
«Vedo che non hai ancora portato fuori la spazzatura», disse.
L’uomo si strinse nelle spalle. «Il ragazzo che mi dà una mano non è ancora arrivato», rispose. «Ma può pensarci lei, se crede».
Dolores appoggiò la canna del fucile sull’avanbraccio e digrignò i denti. «Oggi ho un altro tipo di rifiuto di cui occuparmi».
L’uomo annuì, grave. «Al piano di sopra», si limitò a dire.
«Grazie. Cercherò di non fare troppi danni».
«Gliene sarei grato».

Dolores salì le scale con il fucile spianato. Non si aspettava che Bobby Dee fosse in agguato ad attenderla, ma non si poteva mai dire. Uno capace di violentare una ragazzina e avere l’impudenza di non fuggire a mille chilometri da lì, ma anzi di pernottare al saloon locale, o era un coglione o era uno con istinti suicidi. In entrambi i casi, Dolores era sicura di non ricevere sorprese, ma rimase comunque all’erta.

Giunta al piano di sopra, non ebbe difficoltà a trovare la stanza. Infatti, ce n’era solo una. La porta dall’altra parte del breve corridoio dava sul balcone laterale dell’edificio ed era sprangata.
La porta della camera recava appeso un cartellino con su scritto “Non disturbare”. Spiacente, Bobby, pensò. Con un calcio, sfondò la porta.

La camera era di uno squallore slavato, con una carta da parati muffita a motivi floreali. Sul letto tarlato e scomposto, nudo, era disteso Bobby Dee. Da come saltò sul posto per la sorpresa, l’uccello dritto come un punto esclamativo, Dolores evinse che lo aveva sorpreso mentre se lo stava menando. Pensava a Debbie, mentre lo faceva? Alla piccola Debbie che ancora non aveva mai dato un bacio a un ragazzo e che si faceva le treccine immaginando di essere una principessa?
Dolores non perse tempo a cercare una risposta. Puntò il fucile prima che Bobby Dee avesse il tempo di realizzare cosa stesse succedendo e premette il grilletto. La rotula destra dell’uomo esplose in una nuvola di sangue e frammenti d’osso, imbrattando il copriletto. Bobby Dee urlò come un cucciolo di coyote, contorcendosi sulle natiche.
«Oh, Dio! Che puttana! Che stronza!», sbraitò. «Io ti ammazzo, brutta figlia di un cane! Ti strappo la lingua e te la faccio ingoiare. Ti…»

Dolores coprì la distanza che li separava in tre rapidi passi e lo tramortì con il calcio del fucile. Sentì la mascella dell’uomo spezzarsi e ne provò un piacere quasi fisico, come scartare un regalo a Natale.
Lo scaraventò giù dal letto tirandolo per i capelli e non si preoccupò di fargli sbattere la testa contro le assi scheggiate del pavimento. Quando però vide che gli occhi di Bobby Dee diventavano vitrei, segno che stava per svenire, gli piantò un piede sul ginocchio spappolato senza pietà, facendolo urlare di nuovo. Il maiale doveva restare sveglio.

«Io ti rovino, puttana!», mugolò Bobby Dee, le lacrime agli occhi. Cercava di tenersi il ginocchio tra le mani, come a volerne rimettere insieme i cocci. Era sudato come se nella stanza, tutto d’un tratto, si fosse messo a fare un gran caldo. «Aspetta che mi rimetta in piedi e poi vedi se non mi ti sbatto come un tappeto, lurida troia!»

Dolores non si scompose. Rimise il fucile in spalla e si accovacciò accanto a Bobby Dee. Il suo punto esclamativo era ormai diventato un punto interrogativo tutto raggrinzito. Poco male. Bastava e avanzava, per quello che aveva intenzione di fare. E anche se quello non era proprio il tipo di giustizia di cui si riempiva la bocca il giudice Greyton, giù a Fort Logan, a Dolores non importava. Il giudice e il suo tribunale erano a sei ore di cavallo da lì e, con tutta probabilità, Bobby Dee sarebbe stato condannato all’impiccagione. Troppo poco, troppo veloce. Debbie McCain meritava di più, porco schifo!

Così, estrasse il coltello da caccia dallo stivale sinistro e ne mostrò la lama a Bobby Dee. La reazione del porco fu immediata, ma Dolores era pronta. L’uomo tentò di sollevarsi e di spingerla di lato, ma Dolores lo tagliò all’altezza della guancia e, contemporaneamente, lo colpì ai testicoli con il gomito. Poi, gli piazzò un ginocchio sul collo e premette forte, quel tanto che bastava a togliergli il respiro senza ucciderlo. Con l’altro ginocchio tenne ferme le gambe dell’uomo, mentre con le mani agguantò il punto interrogativo e appoggiò la lama del coltello alla base del pene di Bobby Dee, appena sopra le palle.
«Questa è l’ultima mano che ti toccherà, sporco pedofilo di merda!»
«Oh cazzo! No, aspetta! Aspettaspettaspettasp…»

Dolores segò via il punto interrogativo. Ci mise un po’ più di quanto si sarebbe aspettata perché non si staccò con un unico movimento di taglio, ma ce ne vollero tre o quattro. Bobby Dee urlò a squarciagola per i primi dieci secondi, poi svenne e tutto tacque.

Dolores se ne stette lì in ginocchio sul pavimento scheggiato della stanza per qualche minuto, come in meditazione. Si era di nuovo sporcata, senza dubbio, e non solo di sangue. La stella da sceriffo che portava al petto era una condanna, e anche su questo non c’era dubbio, ma questa volta era diverso. Questa volta, si trattava di una condanna che accettava senza riserve. Se sporcare sé stessa impediva a qualcun altro lo stesso destino di Debbie McCain, allora Dolores lo avrebbe fatto altre cento volte. Forse quella non era proprio giustizia, ma Dolores non potè impedirsi di esalare un sospiro di sollievo, soddisfatta.


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