Ciò che segue è la trascrizione di una lettura accademica tenutasi sul canale virtuale del PVP College del distretto Sagitter nel 1999.
Il relatore, J. D. Williamson, è autore di “Storia di Atlantia” (1994, Ogma Press) e docente emerito di Flussi Sociali presso la Moon University.
Il cybercrollo di Arcadia

Una data fondamentale nella storia moderna è quella del 23 ottobre 1959, giorno in cui DreamWood™ viene lanciata sul mercato dopo anni di progettazione. Milioni di persone in tutta la Federazione di Arcadia si collegano nello stesso momento ai visori aptici per vivere il cyberspazio nella sua prima versione immersiva al 100%, ma qualcosa va storto. Nessun gruppo terroristico rivendica l’atto e non è possibile, in seguito, accertare l’errore umano. Fatto sta che i server subiscono un down di pochi secondi e, al riavvio del software, la mente di 200 milioni di persone resta intrappolata nella nuova realtà virtuale, senza possibilità di effettuare il logout.
Il “Big Crash” è un crollo sistemico non solo della tecnologia alla base di DreamWood™, ma anche di tutta l’infrastuttura economica, sociale e politica di Arcadia, collegata e gestita dal nuovo software. L’intera realtà del Paese precipita nel giro di poche ore: gli scampati alla cyber-trappola (il 2% della popolazione) non hanno le competenze, nè il tempo, di rimediare al disastro e così la nazione è facile preda di saccheggi, omicidi e terrore, con un ultima, definitiva sciagura che si profila all’orizzonte. Quando anche i sistemi informatici delle centrali nucleari e delle basi missilistiche della nazione iniziano a crollare, infatti, è chiaro che per Arcardia non c’è più futuro.
Le esplosioni atomiche decimano i sopravvissuti del Big Crash e trasformano Arcadia in un immenso deserto radioattivo, i cui effetti alterano, ancora oggi, il clima di buona parte dei Paesi limitrofi.
Il cybercrollo di Arcadia getta il mondo nel panico. I Paesi già pronti ad integrare DreamWood™ nei propri sistemi telematici nazionali abbandonano il progetto e, in misura diversa di territorio in territorio, cercano di tornare a un livello tecnologico pre-crisi.
Sul finire del 1964, il Califfato di Pacifia, sconfitto nella Guerra Lampo di Samazia, vieta l’utilizzo del cyberspazio in ogni sua forma (Interweb compreso) e si isola dal mondo moderno; lo Shogunato di Oceasia, invece, decide di tenere una posizione economicamente più cauta e continua a estrarre il preziosissimo argento blu usato dai Conglomerati Settentrionali per la costruzione delle componenti elettroniche destinate a Interweb.
L’avvento di ISAAC

Ad Atlantia, la situazione è diversa: pur non adottando DreamWood™ nelle proprie infrastrutture, la megalopoli non rinuncia a Interweb, anzi la potenzia per riuscire a far fronte a una clamorosa ondata di disoccupazione che, a partire dal 1966, rischia di far crollare in toto l’economia. Invece di collegare al cyberspazio il cervello, si decide di collegare gli occhi, utilizzando iridi sintetiche: in questo modo, un eventuale nuovo Big Crash non friggerebbe la mente dell’utente ed è al tempo stesso possibile collegare documenti d’identità, conti bancari e altre informazioni personali in un supporto che non coinvolga direttamente le sinapsi.
Horus, la nuova tecnologia oculare, viene sviluppata e lanciata nel tardo aprile del 1968. A capo del progetto (e in veste di presidente dell’omonima compagnia) è ISAAC, prima Intelligenza Artificiale nata dalle Doppler Industries quindici anni prima. Alla sua presentazione, l’iride sintetica viene accolta con freddezza: il Big Crash è una ferita ancora fresca e ISAAC non gode di particolare popolarità, soprattutto tra gli strati meno abbienti della popolazione, che vedono in una IA senziente un grave pericolo per i già esigui posti di lavoro.
Nonostante l’opposizione feroce di quelli che dovrebbero essere i suoi maggiori clienti, ISAAC allestisce una estesa campagna marketing per coinvolgere direttamente le star di Interweb; allo stesso tempo stringe un accordo con i dirigenti dei network online per integrare Horus ai neonati sistemi di welfare interattivo che, se fino a quel momento si limitavano a garantire l’accesso gratuito alla Rete per chi si trovava in difficoltà economiche, da questo momento in avanti promettono un effettivo stipendio digitale a tutti i possessori di Horus che guarderanno almeno otto ore di programmazione Interweb al giorno, non importa di che genere o in quale fascia oraria.
E’ una rivoluzione. Le iridi sintetiche spopolano nel giro di pochissimo tempo, tanto che nell’agosto del 1970 gli Horus in circolazione sono più di 300 milioni (quasi la metà della popolazione di Atlantia) e i dati di vendita parlano chiaro: a questo tasso di crescita, i dispositivi saranno sugli occhi del 90% della popolazione e si potrà iniziare a discutere di un nuovo paradigma economico e sociale.
Gli analisti dell’epoca sono invece concordi nell’affermare che la “bolla” sia destinata a scoppiare entro la fine del 1971, quando i costi per garantire a tutti gli utenti Horus un reddito derivante dalla sola visione dei contenuti digitali non saranno più sostenibili.
ISAAC, tuttavia, è molto cresciuto in popolarità e nel novembre 1970 si candida alle presidenziali di Atlantia. E’ la prima volta che un essere non biologico concorre a tale carica e il sostegno della popolazione è determinante per fargli vincere le elezioni, nel giugno 1971, con uno schiacciante 84% nelle preferenze di un elettorato ormai stufo delle false promesse dei politici biologici, considerati ormai tutti uguali nel dimostrarsi ladri, bugiardi e incompetenti.
L’Abbonamento Sociale

Il programma del presidente ISAAC è semplice: rendere Horus gratuito per tutti e debellare per sempre disoccupazione e ineguaglianze sociali. Per ottenere un risultato così ambizioso, il governo vara fin da subito un decreto che sancisce la statalizzazione economica dei network Interweb: la gestione artistica e ideologica dei network rimane indipendente, ma il denaro viene controllato dal governo per garantire il finanziamento di tutti i canali del cyberspazio, in modo da assicurare la pluralità di opinioni, e per riorganizzare l’erogazione dello stipendio elettronico sulla base di un nuovo paradigma economico: l’Abbonamento Sociale.
La nuova concezione di Stato si fonda su tre principi:
1) libertà per tutti di accesso al nuovo sistema socioeconomico (e conseguente libertà di recesso, in qualsiasi momento);
2) creazione di una “cittadinanza a punti” per istituire nuove classi sociali fluide e interconnesse: gli Abbonati di 1° livello (denominati A1) e di 2° livello (A2), distribuiti in base a una classifica settimanale;
3) riorganizzazione di tutto quanto il sistema produttivo di base (alimentare, edilizio, chimico,…) in modo che sia di servizio agli A1 e manotenuto dagli A2.
La riforma del tessuto sociale, economico e burocratico della città di Atlantia è più lenta del previsto e si protrae per sei anni, fino al 1977 inoltrato. In questo lasso di tempo, i Dodici Distretti sono incaricati di ristrutturare i loro livelli inferiori in modo che possano ospitare una popolazione di almeno 100 milioni di operai A2. Nel frattempo, le Doppler Industries acquisiscono la MirrorGlass e danno vita a un colosso scientifico e industriale che, con i suoi nuovi brevetti in materia di robotica e clonazione, finanzia l’Abbonamento Sociale e ne permette l’assestamento.
Il 14 luglio 1977, il presidente ISAAC annuncia che oltre 600 milioni di persone sono ormai inserite nel programma di cittadinanza a punti; Interweb è la nuova Dreamwood™, in cui ci si può divertire, studiare e innamorarsi, guadagnando denaro mentre lo si fa e senza il rischio di restare intrappolati nel cyberlimbo per l’eternità. In più, è del tutto sostenibile a livello economico grazie alle migliaia di pubblicità e agli abbonamenti degli utenti; il sistema delle quote-visione mensili funziona a meraviglia e consente di avere una cittadinanza sempre attiva e motivata. Durante la conferenza a siti unificati in cui enuncia questi dati, per la prima volta il presidente ISAAC definisce i cittadini di Atlantia con il nuovo termine di “pubblico”.
Nei 10 anni successivi, il presidente ISAAC viene rieletto per due volte. L’Abbonamento Sociale, tra le altre cose, ha contribuito in maniera indiretta ad abbassare il tasso di criminalità: in una società in cui tutti hanno un reddito garantito, un tetto sulla testa e abbastanza denaro per i servizi di base e per i piccoli, indispensabili lussi della vita moderna, le invidie tra le persone e le disuguaglianze sono virtualmente inesistenti (anche se non del tutto debellate).
Allo stesso tempo, è cura del governo far sì che le infrastrutture e i servizi continuino ad essere efficienti, stanziando fondi per il drone delivering e gli ospedali mobili, in modo che il pubblico abbia tutto ciò di cui ha bisogno a portata di blink, comodamente in salotto, senza la necessità di uscire fisicamente di casa.
Il fenomeno degli “Offliners”

Come in ogni democrazia che si rispetti, non tutti i cittadini di Atlantia sono diventati pubblico. Secondo un censimento del 1994, nei Dodici Distretti di Atlantia vivono 50 milioni di “Offliners”: persone che non hanno adottato l’iride sintetica e che non sono abbonati all’Ordine Sociale Unico. Relegati nei livelli inferiori insieme agli A2, gli Offliners non hanno uno stipendio digitale e sono costretti a guadagnarsi da vivere nei modi più disparati: informatori della Polizia, galoppini per le Cooperative del Vizio, detective privati, guardie del corpo,… Lavori rischiosi e per gente con una buona dose di peli sullo stomaco, ai margini di una società comoda e scintillante che non li ostacola nè li persegue (a meno che non commettano dei crimini). Anzi, ogni anno vengono stanziate ingenti risorse per finanziare programmi di recupero volti a convincere gli Offliners ad aderire all’Abbonamento Sociale e a vivere con maggior dignità, invano.
Questi reietti volontari, senza che nessuno li abbia mai esclusi da nulla, dicono di preferire una vita di stenti ma libera piuttosto che un’esistenza priva di emozioni ma economicamente più sicura: una posizione a cui i sociologi, da anni, hanno ormai rinunciato di trovare un senso, inserendola come nota a pie’ di pagina nei loro rapporti sull’andamento demografico della città di Atlantia.
Pur ininfluenti nel grande disegno delle cose, molti Offliners covano la segreta speranza che un giorno il sistema crolli sotto il suo stesso peso, ridando dignità al genere umano. Non può sfuggire, al lettore attento, l’ironia di un movimento di rivoluzione che non ha, nei fatti, un vero nemico da abbattere, se non loro stessi e la caparbietà nel non accettare il piccolo compromesso dell’omologazione in cambio del benessere economico generale. Un retaggio culturale di lotta sociale aprioristica che, per fortuna, non è così diffuso e che, si spera, verrà progressivamente abbandonato nel prossimo futuro come una inutile propaggine di cui nessuno sentirà la mancanza.


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