I creativi non sono persone facili. Proprio per niente. Se da una parte sono tra le persone più schive e riservate che esistano, dall’altra sono capaci di esibizionismi e presunzioni che li fanno apparire peggio di quanto in realtà non siano. Per fortuna, o purtroppo, questo profilo mi calza a pennello. Per questo non dovresti leggere questo blog.

Ho iniziato a scrivere da quando ero alto poco più di un soldo di cacio. Conservo ancora tutti i quaderni a quadretti in cui ho stipato decine e decine di personaggi, luoghi, atmosfere, tutti rigorosamente scritti con una penna Bic nera. Pagine imbarazzanti, lette oggi, che però in alcuni casi, negli anni successivi, sono servite come incipit per idee nettamente migliori. Eccola qui, la presunzione. La vedi?

Con la quantità di quaderni che tengo nei cassetti potrei riempirci un paio di garage.

La scrittura, poi, l’ho abbandonata. O meglio, ho abbandonato la scrittura da romanzo. Ma ho sempre scritto, per tutta la vita. Per i fumetti, per il cinema, per la pubblicità. Perché raccontare storie di fantasia, in ogni forma, é sempre stato il motore che mi ha fatto alzare la mattina.

Ecco, di uno che ama raccontare storie di fantasia non ci si può mai fidare del tutto, e questo è il primo motivo per non leggere questo blog. Ci potrai trovare fatti che non sono mai avvenuti, o forse sì ma non proprio come li racconto. Non potrai mai sapere per certo se sono sincero oppure no, anche se giurerò di esserlo fino alla morte. Arriverò a dirti che la parola “realtà” va sempre scritta con la lettera minuscola, perché non ne esiste una sola, definitiva e certa (non ascoltare chi ti dice il contrario) e quindi una bugia non è meno vera di una verità. Lo vedi, che non ti puoi assolutamente fidare di me?

Se non ti puoi fidare del tuo cervello, figurati se puoi fidarti di uno come me!

Parliamo dell’esibizionismo, allora. Il secondo motivo per cui non dovresti leggere questo blog è che amo mettere in imbarazzo le persone, con ogni mezzo. Soprattutto esaltando quelle cose, di me, che se fossi una persona normale mi vergognerei a mostrare in pubblico. E magari, quelle cose, neanche sono vere (non ti puoi fidare, ricordi?), ma se servono a metterti in crisi, a scandalizzarti, a farti pensare di essere in compagnia di uno con qualche rotella fuori posto, tanto di guadagnato. Mi diverto con poco, capisci. Vuoi davvero rischiare di leggere qualcosa che ti faccia pensare di assomigliarmi?

Ho anche dei difetti, però, e questo ci conduce al terzo motivo per cui non dovresti leggere questo blog. Come tutti i creativi, quelli veri, sono un romantico e un credulone, in maniera inversamente proporzionale a quanto mi mostri sopra le righe e sicuro di me quando sono in pubblico. Credo nei buoni sentimenti e piango davanti a qualsiasi cosa che sia leggermente più commovente dello spot di un detersivo. Mi fido delle persone e se mi dici che ti piace come scrivo, ci credo davvero. E poi mi metto a piangere, si capisce. Ora, vuoi davvero leggere il blog di uno che ha degli evidenti traumi emotivi e che non si farà scrupolo di gettarteli addosso come le scimmie fanno con le loro feci, spacciandoli per arte?

Il bello di una scimmia che ti lancia addosso la cacca è che lo fa con un musetto adorabile.

Mentre ci pensi, eccoti il quarto ed ultimo motivo per cui non dovresti leggere questo blog. Si intitola “Racconti dal Bunker” non a caso. Si parte dal presupposto che ognuno di noi abbia uno scantinato interiore, buio e profondo, dove ammassa i pensieri e i sentimenti più disparati. Generalmente non è un bel posto, perché non ci andiamo così spesso: è naturale, là sotto buttiamo i nostri fallimenti, le nostre paure e tutto ciò a cui non vogliamo pensare. Ma quei “mostri” non li distruggiamo, sapete. Ci illudiamo di farlo. Invece quelli proliferano, lontano dai nostri occhi, influenzando indirettamente la nostra vita anche se non ricordiamo più che sono lì. E sono mostri che mordono.

Ho scritto e diretto una web-series che parla di questi scantinati interiori. Dagli un occhio!

Intendiamoci, anche se il mio bunker fa schifo quanto e forse più del vostro (non illudetevi, abbiamo tutti le nostre ragnatele e il nostro sporco dietro i mobili), cercherò di renderlo quanto più presentabile possibile. Il che si tradurrà in resoconti a puntate di come sto scrivendo il mio primo romanzo, recensioni di cose belle fatte da altri, considerazioni sulla vita e tutti quei fiocchetti che, per un po’, ci faranno dimenticare di essere in un bunker abbandonato e in penombra. Ed è questo, l’inghippo: i “mostri” saranno sempre in agguato, solo accantonati ma pronti a saltar fuori in qualsiasi momento. Stimolante, no?

Sei ancora qui, nonostante tutto? A quanto pare, allora, abbiamo molte più cose in comune di quanto pensassi. Se hai davvero deciso di seguirmi, superando tutti gli ostacoli che ho messo davanti al tuo cammino, allora posso provare a raccontarti qualcosa di vero, senza gli ipocriti orpelli del marketing. Come a un amico e non soltanto come a un lettore.
Dunque, permettimi di darti il benvenuto nel mio bunker. Non far caso al disordine, nè a quello che assomiglia a un dannato cadavere, lì nell’angolo. Ricorda sempre che qui la parola “realtà” va scritta con la lettera minuscola e quel cadavere (lo so che non riesci a smettere di guardarlo) magari è solo il me stesso che voleva fare una presentazione formale ed elegante, povero ingenuo. Sposta i quaderni da una sedia, accomodati e ascoltami scrivere, se ne hai voglia. Non posso prometterti nulla, solo che farò del mio meglio per farti sentire a casa tua. E non far caso al fatto che suoni un po’ come una minaccia.



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2 risposte a “Non leggere questo blog”

  1. Bene, mi sono messa comoda. Ho deciso di sfidare tutti i cartelli di pericolo presenti in questo bunker. Adesso posso avere una cioccolata calda mentre fingo di non leggere, per educazione, i fogli che ho sotto il naso?

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  2. Benvenuta nel mio tugurio, Iside. La cioccolata è già lì sul tavolino, accanto all’orso di peluche. Farò finta che tu non stia leggendo nulla. Dopotutto, non stai neanche leggendo questo blog, giusto?

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